Brianzecum

ottobre 24, 2009

QUALI FONDAMENTA PER LA DEMOCRAZIA?

DSCF1312EROSIONE MEDIATICA ALLE BASI DELLA CONVIVENZA

A Milano si dice che la fabbrica del Duomo non è mai finita. Si tratta di un edificio ampio, complesso e delicato che richiede continui rifacimenti, aggiustamenti, manutenzioni, altrimenti potrebbe alla lunga persino crollare. L’edificio della democrazia è altrettanto complesso e delicato, dotato come il Duomo di aspetti simbolici, storici, estetici, ecc., ma ha un’esigenza in più: quella di poter diventare la casa comune, dove ogni cittadino, qualunque sia la propria origine o identità, possa sentirsi a casa, a proprio agio. A tal fine non sembra che la via seguita in Francia, quella di eliminare negli ambienti pubblici ogni segno di identità etnica o religiosa, possa essere considerata la via migliore. Può essere comprensibile in un paese che è stato dilaniato, in un passato non troppo lontano, da sanguinose guerre di religione. Ma imporre la rinuncia ad aspetti importanti della propria identità, come la fede, non sembra la via più opportuna per far sentire ciascuno a proprio agio. In ogni caso sono quotidiani gli attriti tra potere politico e potere religioso, specie nel nostro paese: si direbbe che entrambi rivendichino una specie di supplenza per cui, quando la democrazia è debole, la religione è chiamata ad essere forte e viceversa. Questo porta ad una confusione di ruoli che non giova a nessuno. In generale potremmo domandarci quali siano i fattori che più giovano alla democrazia e quali invece la insidiano.

Eguaglianza e universalità. Va premesso che la costruzione della democrazia è sempre necessaria, questa non è mai una conquista definitiva. La democrazia infatti fluttua tra due poli: il popolo e chi lo governa. Ma entrambi questi poli sono realtà fluttuanti. Il popolo è la base necessaria della democrazia, ma non è sufficiente, perché è manipolabile, permeabile a elaborazioni diverse e anche contrarie, fino allo stesso rifiuto della democrazia. Va demitizzata l’idea che il popolo sia in assoluto la democrazia: è un fondamento instabile, che pertanto non può reggere da solo l’edificio della democrazia. Questa è in una situazione di perpetua transizione – verso sé stessa, altrimenti non è più democrazia. C’è sempre il rischio di una deriva autoritaria o totalitaria. La mancanza di fondamenta oggettive della democrazia chiama in causa le nostre responsabilità. Perché ci sia democrazia è necessario un intreccio virtuoso tra popolo e decisori, nonché l’orientamento di entrambi verso il bene comune. Le premesse d’origine della democrazia sono: che tutti siano considerati egualmente in grado di elaborare le regole della convivenza comune e, di conseguenza, che a queste regole debbano essere sottoposti tutti, compresi i decisori. Ed è ben noto che a queste esigenze di eguaglianza e universalità, molti cerchino di derogare.

Due mosse di fondo sembrano necessarie per far fronte a questa crisi mai sopprimibile nella democrazia. Anzitutto occorre portare più in alto le ambizioni rispetto a quanto già realizzato. Senza una tensione utopica verso il continuo progresso, la democrazia può regredire e anche cadere. Una seconda mossa riguarda l’idea veritativa di democrazia. Si dice di solito che è necessario il relativismo dei valori; la pretesa di avere valori assoluti sarebbe contraria alla democrazia. Tuttavia il relativismo può finire con l’impedire un dialogo costruttivo e di giungere così ad un’idea di verità che possa essere da tutti condivisa. Come a tutti viene riconosciuta la capacità di influire sulla formazione delle regole comuni, altrettanto dovrebbe essere riconosciuta a tutti la capacità di orientarsi alla verità, ciascuno dalla propria prospettiva. Tendere all’assoluto non è un male, è male assolutizzare le vie attraverso le quali ci si orienta all’assoluto, cioè l’assolutizzazzione delle prospettive. Se ad es. invitiamo un islamico a non credere fino in fondo ai suoi valori, ne avremo un rifiuto. Si tratta invece di mostrargli che la sua è pur sempre una prospettiva rispetto alla verità assoluta. Non si tratta di conculcare le convinzioni, ma solo di dire che alla verità assoluta ci si orienta attraverso prospettive relative. In tal modo la verità può diventare una condizione di costruzione della democrazia, dove tutti si sentano a proprio agio.

Anche la dimensione estetica non sembra da escludere per l’edificio della democrazia. Oggi questa dimensione viene utilizzata in modo decadente come strumento di convinzione, in particolare dalla televisione e dalla pubblicità. Potrebbe però essere riscattata per una politica degna di questo nome, in quanto orientata alla realizzazione della dignità integrale delle persone, nel loro rapporto di convivenza. Persone che, come insegnato dagli antichi filosofi, hanno una insopprimibile tendenza verso il buono, il vero e il bello.

Apertura al futuro. Un aspetto consistente della attuale crisi della democrazia è la brevità degli orizzonti temporali delle decisioni. Questo vale tanto per le decisioni della politica – che difficilmente vanno al di là della scadenza elettorale – quanto per quelle dell’economia – interessate di solito al profitto immediato o speculativo. Conseguenza di questa brevità di prospettive è che spesso si effettuano scelte irresponsabili. Si ha il collasso dei fini sui mezzi, i mezzi diventano a loro volta fini ed esigono la perpetuazione dell’esistente. A questo punto il cerchio si chiude, entriamo nella gabbia d’acciaio del capitalismo senza via d’uscita, che alcuni studiosi hanno evocato. Per uscire da questa impasse bisognerebbe ricorrere a una buona miscela di due principi: il principio speranza e il principio responsabilità. Secondo la teorizzazione di Ernst Bloch, la speranza, presente nelle piccole cose quotidiane (sogni, favole, racconti…) come nelle grandi concezioni religiose e filosofiche, non è qualcosa di puramente soggettivo, ma aspetto reale dello sviluppo concreto dell’essere. Nell’uomo emerge chiaramente il non-ancora come la sua verità più profonda, che dà valore reale alla speranza. Il principio responsabilità è stato invece teorizzato da Hans Jonas, il quale sostiene che la sopravvivenza dell’umanità, di fronte allo sviluppo tecnico, dipende dalla capacità di prendersi cura della natura e del futuro del pianeta. Sulle orme di Kant formula un nuovo imperativo morale adatto all’oggi: “agisci in modo che le conseguenze della tua azione siano compatibili con la sopravvivenza delle generazioni future”.

In definitiva, la complessità e la profondità della natura umana dovrebbero essere alla base dell’edificio della democrazia. L’uomo ha un’incomprimibile necessità di vero, buono, bello; di realizzarsi come persona nella speranza e nella responsabilità; di conoscere, agire, contemplare; di rapportarsi con gli altri ed essere protagonista. La cultura corrente, specie quella televisiva, trascura e misconosce questa complessa realtà dell’umano. Passa attraverso banali semplificazioni, per far passare spot o slogan pubblicitari. Amplifica i pericoli per la sicurezza, anziché considerare i vantaggi economici e umani che potremmo trarre dal contatto con culture diverse. Esalta un’identità egoistica e privilegiata, l’avere rispetto all’essere. Possiamo ritenere che da questa progressiva erosione delle fondamenta derivi il più consistente attacco alla democrazia oggi in atto.

*dalle lezioni del prof. Francesco Totaro il 18 e 19 luglio 2009 alla settimana di Motta sulla crisi della democrazia, organizzata dalla Comunità di via Sambuco 13, Milano


Per riflettere:

-non negare le identità;

-supplenza religione-democrazia;

-la democrazia fluttua tra due poli fluttuanti;

-è in perpetua transizione verso sé stessa;

-chiama in causa le nostre responsabilità;

-si richiede intreccio virtuoso tra popolo e decisori;

-bene comune, uguaglianza e universalità;

-tensione utopica verso un continuo miglioramento;

-relativismo delle vie con cui si persegue l’assoluto;

-non trascurare la dimensione estetica;

-allungare le prospettive temporali;

-collasso dei mezzi sui fini;

-miscela tra principio speranza e principio responsabilità.

2 commenti »

  1. […] FILOSOFIA DELL’ALTERNATIVA Filed under: Uncategorized — brianzecum @ 10:02 pm Strategia localista contro la mercificazione della vita Colonizzazione del tempo Fine delle ideologie? Verso un nuovo individualismo? Quali fondamenta per la democrazia? […]

    Pingback di FILOSOFIA DELL’ALTERNATIVA « Brianzecum — agosto 22, 2010 @ 10:03 PM

  2. […] un nuovo individualismo? Quali fondamenta per la democrazia? La “rivoluzione scientifica” di Keynes Contro la crisi della democrazia alzare l’asticella […]

    Pingback di ELENCO COMPLETO DEL MATERIALE DEL SITO « Brianzecum — ottobre 5, 2010 @ 2:30 PM


RSS feed for comments on this post. TrackBack URI

Lascia un commento

Blog su WordPress.com.