Brianzecum

aprile 1, 2010

LE SCISSIONI DELLA CULTURA CONTEMPORANEA*

UTILITÀ, ECONOMICISMO E ALLONTANAMENTO DALL’UMANO

Come non tutto il male viene per nuocere, così non tutto il bene è da considerare positivamente. La cultura moderna, a partire dalla specializzazione del lavoro, dalla globalizzazione dell’economia e delle informazioni, dalle maggiori possibilità di partecipare e conoscere i meccanismi decisionali, ha compiuto grandi progressi. Non privi però di inconvenienti, come le scissioni o separazioni, operate nel profondo delle nostre menti, anche a livello inconscio. Si tratta del contrario del simbolo, che significa tenere assieme. Per chi crede, le scissioni sono opera del demonio, definito appunto come quello che divide. Se ne possono indicare sette, un numero già di per sé “simbolico”.

  • Uomo separato dai propri simili.  Teorizzato da tempo, l’individualismo è diventato negli ultimi decenni una prassi diffusa e quotidiana. Per strada si incontrano persone anonime, completamente isolate dagli altri, intente magari ad ascoltare il proprio mp3. Si tratta di una scissione antropologica, la quale separa appunto l’individuo dalla collettività ed è alla base anche di ulteriori scissioni. L’uomo reale però non è astraibile dalle proprie relazioni: è persona e non individuo. Un esempio di questa scissione può essere trovato in certe pubblicità che invitano all’egocentrismo, a vedersi come centro del mondo. Non riconoscendo i legami, è aperta la strada sia a misconoscere le proprie responsabilità, sia a ritenersi onnipotenti, sia a scivolare verso il dramma del nichilismo.
  • Utile separato dal bello.  Siamo stati indotti a pensare che ciò che è utile non è bello, e che ciò che è bello non riguardi molto la propria vita, solo un aspetto estetico superficiale. Il fatto è che l’uomo non può vivere senza il bello, così come non può per lungo periodo non capire ciò che gli è utile. Abbiamo tenuto separate queste due fondamentali dimensioni, ponendo l’accento positivo sull’utile oppure sull’estetica più becera, a seconda delle circostanze. Anche questa scissione ha un effetto devastante, specie sui giovani. Chi riesce a convincere la propria figlia che non è possibile spendere centinaia di euro per il giubbino “bello”? In genere però oggi viene privilegiato l’utile sul bello, e ciò può essere percepito nella tristezza architettonica delle nostre città, nelle difficoltà di accesso al bello autentico da parte delle masse.
  • Separazione tra pubblico e privato: una scissione di grande attualità, specie in campo politico. Si può, anzi si deve distinguere pubblico e privato, ma non si può separare in una persona reale ciò che nel suo comportamento attiene al primo o al secondo campo. Dal punto di vista mediatico questa pretesa separazione porta ad un effetto voyeristico pazzesco, giustificato solo dalla pressione culturale della separazione stessa, per cui appena si può si apre la visione sul privato. Grazie a questa scissione si allargano sia l’erotomania che il moralismo.
  • Interesse separato dal dono.  Qui il diavolo è stato raffinato. C’è un’enfasi semplificatrice ipocrita sul dono (lasciato ai santi e ai momenti di parentesi) e c’è una mistificazione negatrice dell’interesse, quando poi nella pratica non si va fuori dall’interesse egoistico. In altri termini siamo caduti nella trappola di intendere l’interesse come soltanto egoistico e il dono come soltanto attività oblativa. Un’attività “umana” concreta prevede sia l’interesse che il dono, con un’etica per il primo e un’etica per il secondo, un tempo per l’interesse e un tempo per il dono: entrambi devono essere presenti nella virtù umana. Se dono troppe caramelle ai bambini faccio il loro male, perché si rovinano i denti. Anche interesse e dono sono distinguibili, non separabili.
  • Parola separata dal silenzio.  Questa è la scissione che più delle altre ci ha allontanato dall’esperienza della morte, esperienza fondamentale per essere uomini, perché disegna il limite del nostro stare al mondo. Si è giocata un’enfasi sulle parole, fino a svuotarle di significato e a farci sentire soli, in un mare di parole. Al contempo si è rifuggito dal silenzio, come qualcosa che tende a metterci di fronte all’infinito; in ogni caso schiacciandoci in una posizione di isolamento. Invece tra parole e silenzio c’è un rapporto sostanziale: ogni parola viene da un silenzio e ogni parola torna a un silenzio. Ogni silenzio ha bisogno di una parola e ogni parola prende senso solo se ascoltata da qualcuno in silenzio. Chi parla senza nessuno che lo ascolta, può essere preso per matto. C’è quindi una reciprocità sostanziale tra parola e silenzio.
  • Flussi separati dai luoghi.  Siamo in un mondo di flussi crescenti e ansiogeni: di merci, informazioni, persone (immigrati, turismo), denaro (finanza)… Convergono in luoghi, come gli ipermercati o gli aeroporti, sempre più anonimi e poveri di genuinità, perché finalizzati solo ai flussi stessi. Al lato opposto, nei luoghi di confluenza si verificano regressioni delle comunità locali contro gli immigrati (si pensi al leghismo o al fanatismo religioso) e l’estendersi di posizioni difensive contro i flussi. Mentre il tema e l’immaginario della rete (intreccio di relazioni) sarebbe un esito adulto a queste contraddizioni, si deve notare che non si può vivere di flussi continui, di fretta, di tensione: ogni tanto bisogna fermarsi e riscoprire valori genuini, come quelli della famiglia, comunità, ecc.
  • Finanza separata dall’economia.  È un’altra scissione di grande attualità, responsabile in buona parte della presente crisi economica mondiale (si veda anche, su questo stesso sito, la scheda: Due componenti per comprendere la crisi). Si è separato l’elemento finanziario dall’elemento economico classico, che è il valore. Quest’ultimo è da intendersi non solo in senso monetario, ma anche sociale, estetico, culturale… L’economia è il valore prodotto da un’organizzazione, è la modalità attraverso cui l’uomo costruisce la dimensione del valore, non è la moneta. Quest’ultima è l’energia congelata che proviene dal lavoro, dalle idee e dall’attività d’impresa, uno strumento derivato, che non ha valore a sé. Analogamente sono due aspetti distinti il risultato monetario e quello sociale dell’impresa. L’attuale situazione, segnata da economicismo e finanziarizzazione dell’economia, trascura questi aspetti reali, riducendo tutto al guadagno monetario immediato. Questo contraddice la storia, perché le imprese sono nate certo per produrre valore, ma anche per svolgere una fondamentale funzione sociale e umana, oggi dimenticata.

In definitiva queste scissioni possono essere considerate alcune questioni non rifuggibili della modernità, che nella pratica possono diventare anche una grande sfida sullo stesso piano economico. In ogni caso sono utili per comprendere disvalori, contraddizioni e aporie del nostro tempo, senza lasciarcene travolgere nella vita di ogni giorno. Infine ci spingono a ricercarne i valori nascosti, anche simbolici.

*dalla relazione del prof. Johnny Dotti il 15-2-2010 al Meic, Acli e altre associazioni di Lecco, sull’impresa sociale.

Per riflettere:

-scissioni profonde anche inconsce ma indebite;

-individuo separato dalla collettività;

-utile separato dal bello;

-difficile separazione tra pubblico e privato;

-e tra interesse e dono;

-reciprocità sostanziale tra parola e silenzio;

-flussi separati dai luoghi;

-finanza separata dall’economia.




4 commenti »

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