Brianzecum

ottobre 8, 2009

PERSONA E DIRITTI UMANI

Individuo, sostanza, natura, logos (ragione, intelletto); ciascuna di queste quattro idee erano state fortemente approfondite dal pensiero greco, il quale però non era riuscito a pensarle assieme, portando alla definizione di persona. Vi è giunto invece il pensiero cristiano, avendo dovuto riflettere a lungo su alcuni punti della rivelazione, poi definiti come dogmi. Si allude in particolare al mistero della Trinità (tre persone e un’unica sostanza divina) e a quello dell’incarnazione di Cristo (un’unica persona e due nature, umana e divina). Per analogia tra il Creatore e la creatura il termine persona è stato applicato anche all’uomo. Salvo qualche cenno in Tertulliano (II secolo) e Agostino (nel De Trinitate, inizio del V secolo), l’autore che ha compiutamente sviluppato il concetto di persona è il filosofo romano Boezio (anche lui all’inizio del V secolo). La sua definizione di persona è: rationalis naturae individua substantia, un individuo di natura intellettuale o spirituale, dotato di ragione, linguaggio, libertà, cognizione del bene e del male, ecc. Ciascuna delle quattro idee meriterebbe approfondimenti, ma si rimanda al testo: V. Possenti, Il principio persona, Armando 2006. Con l’evento del cristianesimo c’è quindi stata una sorta d’illuminazione che ha interessato la filosofia e la ragione umana. C’è stato cioè uno stimolo a pensare più profondamente sul piano stesso della filosofia. Il concetto di persona umana, dotata appunto di intelletto, linguaggio, libertà, ecc., è una conquista a cui la filosofia poteva arrivare per conto suo, ma non c’è arrivata senza l’impulso della rivelazione cristiana. Si può dire che la scoperta della persona è stata il compito della patristica, della scolastica medievale e del primo umanesimo (ancora intimamente legato alla rivelazione cristiana).

Personalismo. Questo guadagno del tempo passato, ha avuto una nuova giovinezza nell’epoca moderna a partire dall’illuminismo fino al 20° secolo, quando è stato coniato per la prima volta l’idea di personalismo. Indica un’area che prendeva sviluppo nel pensiero giuridico, politico, economico, medico.., in particolare opponendo l’idea di persona alle sfide dei totalitarismi. Questi hanno cercato di spegnere la realtà dell’individuo o della persona, per farne una parte senza residui della collettività o della razza o della classe. Negli anni 1920 e ’30 la tematica della persona è stata applicata dal pensiero moderno a questioni che il precedente pensiero cristiano aveva appena sfiorato, specie in relazione alla tematica dei diritti umani. Nati con la rivoluzione americana, ripresi da quella francese, anche i diritti hanno trovato nuovo impulso nel secolo scorso. Contro i totalitarismi si è verificato un incastro di attenzioni tra le linee dei diritti umani e l’ambito del personalismo. Ha influito anche il pensiero di Kant, il quale, riprendendo (forse inconsciamente) un tema tomista, aveva così formulato il secondo dei suoi imperativi categorici dell’etica: assumi la persona, che è in te e che è nell’altro, mai come mezzo, ma sempre come fine. Queste linee di pensiero personalista hanno avuto un notevole rilievo anche nel campo giuridico e politico, tanto che diverse costituzioni, in particolare quella italiana e quella tedesca, fanno esplicito riferimento alla persona. La nostra ad es. all’art. 2, proposto da Dossetti, in cui si parla di diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità. Il personalismo pertanto è stato anche un cespite importante del costituzionalismo, oltre a contrastare la deriva totalitaria.

Un’origine importante dell’anti personalismo può essere fatta risalire al giovane Marx, che, nella sua VI tesi su Feuerbach nel 1845, affermava: l’essere umano non è un’astrazione immanente all’individuo singolo. Nella sua realtà, esso è l’insieme dei rapporti sociali. La persona è negata, esiste solo la realtà della collettività, delle classi, delle relazioni sociali. Cade quindi il valore di fine dell’uomo. Questi aspetti sono entrati nel sistema ideologico comunista, come, sotto altri profili, in quello nazista. In quest’ultimo sistema l’io era riportato all’elemento puramente biologico (corpo, sangue, razza). Sono le due grandi forme dell’anti personalismo che hanno portato alle grandi catastrofi del ‘900. Dopo la seconda guerra mondiale si è imposta l’idea di affermare i diritti universali da estendere a ogni uomo nel mondo, al fine di evitare altre catastrofi belliche. Si è posto il problema dei fondamenti di tali diritti. Molti ritengono che la loro elencazione nei 30 articoli della Dichiarazione universale del 1948, cui hanno partecipato attivamente tutti gli Stati aderenti all’ONU, abbia solo un valore storico-pratico e che ciascuno possa ricercarne i fondamenti ideologici che preferisce. Il pensiero personalista – o, in generale quello giusnaturalistico – ritiene invece che i diritti universali possano avere un fondamento nelle inclinazioni fondamentali della natura umana (e per questo valere per ogni persona, indipendentemente da religione, nazionalità, razza, sesso o altro). Ecco le inclinazioni fondamentali da cui possono essere fatti derivare i diversi diritti umani, secondo il pensiero personalista:
1) a persistere nella vita;
2) alla sessualità;
3) alla procreazione;
4) a vivere in società;
5) a conoscere la verità.

Si può terminare ricordando un pensiero di Pascal, scritto tre secoli e mezzo fa, ma ancora attualissimo: “Avevo trascorso gran tempo nello studio delle scienze astratte, ma la scarsa comunicazione che vi si può avere con gli uomini me ne aveva disgustato. Quando cominciai lo studio dell’uomo, capii che quelle scienze astratte non si addicono all’uomo, e che mi sviavo di più dalla mia condizione con l’approfondirne lo studio, che gli altri con l’ignorarle. Ho perdonato agli altri di saperne poco, ma credevo almeno di trovare molti compagni nello studio dell’uomo. Sbagliavo: son meno ancora di quelli che studiano le matematiche”. Le scienze umane hanno avuto uno sviluppo incredibile, basti pensare a sociologia, economia, psicologia… L’immagine dell’uomo che ne emerge è però sempre frammentata e c’è il rischio di andare da una parte soltanto. Così è capitato ad es. dopo le grandi scoperte di Newton, quando i suoi seguaci hanno tentato di estendere il metodo newtoniano anche alla realtà della vita, cioè con una biologia meccanicistica: cosa sostanzialmente fallita. Ancora oggi si continua a tentare un’interpretazione monocorde dell’uomo, ad es. nel campo delle neuroscienze, e i risultati non possono che essere negativi. Anche nell’insegnamento, cosa può dire la pedagogia se non ha un’idea precisa della persona cui si deve tendere? Così nelle scienze umane si ha spesso verso l’uomo un approccio funzionalistico, invece di un approccio ontologico-personalistico.

DSCF1070*da una conversazione del prof. Vittorio Possenti, filosofo.

2 commenti »

  1. […] si pensi che gli operatori economici si comportino come l’homo economicus!” Ben diversa è la persona umana concreta, nella quale le relazioni hanno un ruolo costitutivo. Così l’economia politica ha […]

    Pingback di ECONOMIA CIVILE* « Brianzecum — giugno 11, 2010 @ 4:40 am

  2. […] La “rivoluzione scientifica” di Keynes Contro la crisi della democrazia alzare l’asticella Persona e diritti umani Invecchiamento attivo Sovranità parola da abolire Vocazione universalista del costituzionalismo […]

    Pingback di ELENCO COMPLETO DEL MATERIALE DEL SITO « Brianzecum — ottobre 5, 2010 @ 2:30 PM


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