Dopo aver sottolineato a tinte fosche la situazione dell’uomo peccatore e l’impossibilità di salvarsi per proprio merito senza un aiuto esterno, Paolo evidenzia l’annuncio positivo, sintetizzato nei vv. 3,21-22, i quali a loro volta riprendono la tesi già enunciata nei vv. 1,16-17: è “la tesi dell’intera lettera, che è lo stesso vangelo di Paolo, cioè il nucleo costante del suo messaggio. Si tratta della manifestazione della giustizia di Dio, cioè della sua fedeltà nell’offrire la salvezza, a cui deve rispondere la fede dell’uomo, ossia la sua libera e totale accoglienza del dono divino. L’apostolo affida questa tesi a una citazione biblica a lui cara, presa dal profeta Abacuc e reinterpretata in chiave cristiana: colui che è giustificato attraverso la fede avrà in pienezza la vita divina (il giusto vivrà mediate la fede)”[1] (Ab 2,4). La fede quindi è molto più di una semplice fiducia, vuol dire anche credere, credere che si è manifestata la giustizia di Dio (3,21) e che diventa fede in Gesù Cristo (3,22). È ovvio che la fede implica l’uso della nostra intelligenza – per capire come si manifesta la giustizia di Dio, qual è il dono di Dio che dobbiamo accogliere, come si rivela, ecc. – ma certamente la fede va al di là del nostro intelletto. Tutto ciò può spiegare perché ci siano tante divisioni e tanti diversi punti di vista sul tema della fede. Ma Paolo ci dà subito una fondamentale lezione di ecumenismo e dialogo interreligioso indicando la fede in Gesù Cristo per tutti coloro che credono. Non c’è distinzione! (3,22). Più oltre viene specificato che Dio non è soltanto dei giudei, ma anche dei gentili (cioè dei non giudei): quindi è di tutti; inoltre è unico (3,29-30).
La fede deve crescere, deve diventare adulta, implica uno svuotamento della nostra mente e volontà, per consentire di conformarci a Cristo, per poi portarne l’annuncio. Paolo ci guida in questa comprensione e crescita con esempi e applicazioni, anche se il suo linguaggio non è sempre facile. Già nel v. 3,21 ad es. si può rilevare un’apparente contraddizione tra i due termini Legge che vi compaiono; contraddizione risolvibile considerando che nel primo caso la parola va intesa come opere della legge, cioè precetti, mentre nel secondo caso si intende il progetto di Dio per la salvezza del mondo. Quest’ultimo significato è da attribuire anche alla Legge del v. 3,31, che non deve mai essere abrogata per mezzo della fede. In questo modo l’apostolo porta all’estremo le contrapposizioni, ponendo dei paletti allo svolgersi della nostra comprensione. Un altro aspetto dello stile paolino, che, se trascurato, può dar luogo a gravi incomprensioni, è il modello dialettico-giudiziario che marcatamente caratterizza la presente lettera. Il linguaggio di Paolo non prescinde neppure da termini inusuali per il discorso biblico, tratti da quello commerciale o economico: tali ad es. il gratuitamente, riferito alla sua grazia, che ci viene data anche senza le opere, o la redenzione in Gesù Cristo del v. 3,24, che evoca il riscatto degli schiavi allora in uso[2]. Se la fede è un dono che riceviamo gratuitamente, non grazie alle nostre opere, ma alla redenzione operata da Cristo, è ovvio che non ci deve essere motivo di vanto per noi (3,27-28).
Manifestazione. Infine Paolo ci guida a leggere la rivelazione di Dio nel nostro vissuto, individuale o di gruppo – ciò che si può rendere meglio col termine manifestazione. La fede di Abramo, su cui ci soffermeremo nel prossimo incontro, ne è un esempio significativo. Ma diverse sono le situazioni illustrate nel racconto biblico per indicare come Dio opera nella storia per manifestarsi, liberare e portare alla fede il suo popolo. Un esempio classico è dato dal “credo” d’Israele (Dt 26,1-11); un altro esempio è il discorso di Giosuè nell’assemblea di Sichem (Gs 24). Quello che Dio ha fatto per il suo popolo, lo può aver fatto per ciascuno di noi, manifestandosi e chiamandoci alla fede attraverso la famiglia, l’ambiente in cui viviamo, le circostanze o altro ancora. Attraverso la vita vissuta e non ragionamenti teorici.
[…] derivante da empietà e idolatria 4. (2,1-3,20) Impegnativo vantaggio dei giudei 5. (3,21-31) La fede che salva 6. (4,1-12) La fede adulta di Abramo 7. (4,13-25) Intelligenza della fede Lascia un […]
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