Brianzecum

agosto 19, 2008

EPISTOLA AI ROMANI Incontro introduttivo


Si tratta certamente di uno degli scritti più importanti del cristianesimo; taluni ritengono persino che senza la lettera ai Romani non ci sarebbe il cristianesimo. È ben noto che proprio sull’epistola ai Romani Lutero ha fondato le sue tesi teologiche per la Riforma protestante, tesi che in parte risultano oggi accettate anche dalla Chiesa cattolica. Invece gli ebrei, mentre sarebbero disposti ad accettare altri testi evangelici, di fronte a questa lettera si irrigidiscono. Non è però sbagliato approfondire ciò che divide: non certo per contrapporsi, ma per chiarire le rispettive identità e rendere possibile un dialogo costruttivo. Anche perché, come si vedrà, il ruolo riservato al popolo ebraico dall’ebreo Paolo è di sicura priorità, di popolo che rimane per sempre prescelto da Dio, o, per dirla con Giovanni Paolo II, dei nostri fratelli maggiori nella fede: nell’unico progetto divino per la redenzione dell’umanità. Non per nulla il testo è profondamente impregnato di citazioni veterotestamentarie (ad eccezione di quella che verrà qui indicata come seconda unità letteraria).

Non c’è un’occasione specifica all’origine di questa lettera, a differenza degli altri scritti epistolari, né viene scritta da Paolo a una comunità apostolica da lui fondata. Paolo, che parlava il greco come gran parte degli ebrei della diaspora, aveva conosciuto altrove molti ebrei residenti a Roma, ma con questa lettera voleva porre le fondamenta teologiche della predicazione a tutti i gentili; più che i romani, i destinatari sono tutte le genti. Pertanto la lettera è ordinata, organica, pensata a lungo: va letta nella sua integralità e, a differenza di come si riteneva in precedenza, non contiene parti applicative di secondaria importanza. Un’altra peculiarità di questa lettera è che Paolo si presenta da solo, senza i collaboratori, ricordati soltanto alla fine.

Retorica letteraria è il genere letterario con cui può essere connotata la lettera[1]: consiste nel mettere due elementi in tensione tra loro – ad es. creando un interlocutore fittizio – per poi trarre come conclusione l’affermazione della tesi sostenuta. Questo spiega certe sottolineature negative contenute nella lettera. Una di queste può già essere colta nell’unito schema generale in cui può essere suddivisa la lettera, schema che qui verrà seguito. La prima delle tre unità letterarie in cui viene suddivisa la sezione dimostrativa del corpo epistolare sottolinea a tinte fosche la rivelazione dell’ira di Dio e l’impossibilità dell’uomo di affidarsi alle proprie forze per salvarsi dal peccato. Tutto cambia invece se l’uomo, con la fede, si affida a Dio. La fede è ciò che salva l’uomo (non le opere, anche se queste dovrebbero conseguire alla fede e non sono ad essa in contraddizione). Questo è il “vangelo” di Paolo, che nella fede diventa vanto:

16Non mi vergogno [mi vanto] infatti del vangelo: è difatti potenza di Dio per la salvezza di chiunque crede, tanto del giudeo prima, quanto del greco. 17In realtà in esso si rivela la giustizia di Dio, da fede in fede, come sta scritto: “il giusto però mediante la fede vivrà” [Abacuc 2,4].

In questi due versetti (16 e 17) del primo capitolo consiste la tesi generale della lettera ai Romani. Essa può essere considerata addirittura una chiave interpretativa dei vangeli.

Gratuitamente riceviamo da Dio la fede e la sua potenza che ci salva. Questa gratuità può suonare inusuale per la nostra cultura moderna, condizionata dal potere mediatico e dalla mentalità corrente ad apprezzare solo ciò che si compra sul mercato, a stimare di più ciò che più costa. Ma questa è la buona novella, il vangelo della gratuità divina, che ci deve illuminare nella lettura di questo profondo e cruciale scritto paolino.



SCHEMA DI ARTICOLAZIONE NELLA LETTURA DELL’EPISTOLA AI ROMANI

Sezione prima: INTRODUZIONE EPISTOLARE 1,1-17

1) il prescritto (1,1-7)

2) ringraziamenti – esordio (1,8-15)

3) la tesi generale di tutta la lettera (1,16-17)

Sezione seconda: IL CORPO EPISTOLARE 1,18-15,13

A sezione dimostrativa (1,18-11,36)

1a unità letteraria La rivelazione dell’ira e della giustizia divina (1,18-4,25)

1a tesi principale (1,18)

2a tesi principale (3,21-22)

2a unità letteraria Il paradossale vanto cristiano (5,1-8,39)

1a tesi principale (5,1-2)

3a unità letteraria La fedeltà della parola di Dio (9,1-11,36)

B la paraclesi (12,1-15,13)

Sezione terza IL POSCRITTO EPISTOLARE 15,14-16,27


[1] A. Pitta (nuova versione, introduzione e commento di), Lettera ai Romani, ed. Paoline, II ediz., Milano 2001, pagg. 17 ss.

2 commenti »

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