Brianzecum

agosto 18, 2008

9,14-50 FEDE IN DIO E FIDUCIA NEGLI UOMINI

Giovanni gli disse: «Maestro, abbiamo visto uno che scacciava i demoni nel tuo nome e glielo abbiamo vietato, perché non era dei nostri» (9,38). Dal rimprovero di Gesù per questo atteggiamento dei discepoli possiamo trarre un’importante lezione di ecumenismo. Il contesto, da cui è opportuno partire, riguarda alcuni insegnamenti sulla fede. Anzitutto Gesù dà ulteriori segni di insofferenza verso la fede della folla, desiderosa di avere subito la guarigione miracolosa: O generazione incredula, fino a quando dovrò stare con voi? (9,19). La fede non deve essere basata sul miracolo.

Abbandono, preghiera, digiuno. Nell’episodio della guarigione del fanciullo indemoniato, dopo l’affermazione che tutto è possibile per chi crede (9,23), il padre del ragazzo dà una significativa indicazione di fede: credo, aiutami nella mia incredulità (9,24): una fede quindi che diventa abbandono e preghiera, riconoscimento di una radicale insufficienza. Poi in privato Gesù spiega ai discepoli perché non erano stati capaci di guarire il fanciullo: questa specie di demoni non si può scacciare in alcun modo se non con la preghiera e il digiuno (9,29): questi ultimi dovrebbero quindi essere corollari della fede.

Servizio e accoglienza. Nel passo successivo viene illustrato un altro aspetto della fede. Gesù predice la propria morte e resurrezione, ma i discepoli non comprendono, perché hanno in mente altre cose: il primato tra loro, il potere. Gesù abbraccia un bambino, simbolo di purezza, insufficienza, assenza di potere, affermando che: chiunque lo riceve nel mio nome riceve me (9,37), ma pure che chiunque lo scandalizzerà, cioè lo distorcerà dalla fede, avrà tremenda punizione (9,42). La fede in Dio, quindi, non può prescindere da un atteggiamento benevolo verso gli uomini.

Apertura. Un’ulteriore qualificazione della fede riguarda l’apertura verso altri gruppi di fedeli, cui si è accennato all’inizio e che si conclude con l’affermazione di Gesù: chi non è contro di noi, è per noi (9,40). Analogo atteggiamento di apertura può essere riscontrato in altri passi biblici, anche dell’Antico Testamento. Si può ricordare l’episodio dei due uomini a cui lo Spirito aveva concesso di profetizzare, pur non essendosi radunati nel tabernacolo con i 70 anziani (Numeri 11,16-30). Al risentimento di Giosuè, Mosè risponde che la profezia è un libero dono divino e che va sempre accolta, non già con gelosia, ma con gioia. “Dietro la rimostranza di Giovanni (abbiamo visto un estraneo scacciare demoni nel tuo nome e glielo abbiamo impedito) si vede con chiarezza quell’egoismo di gruppo (così frequente), quella meschina paura della concorrenza, che spesso si maschera di fede (infatti la sua pretesa è di tutelare l’amore di Dio), ma che in realtà è una delle sue più profonde smentite. Il discepolo puntiglioso e gretto – ma anche profondamente insicuro – mal sopporta che lo Spirito soffi dove vuole.”[1]

Due logiche possono presentarsi nel cammino ecumenico della fede: quella di sottolineare l’identità del proprio gruppo, le radici, la propria diversità, i propri aspetti positivi, oppure la logica dell’accoglienza, della valorizzazione dell’altrui diversità e positività. Se pure non esiste assoluta incompatibilità tra le due logiche, Gesù sembra preferire decisamente la seconda, volta al perseguimento di valori concreti, come le indicazioni dei profeti. È una via lenta e faticosa, ma la storia e la bibbia insegnano che le scorciatoie percorribili (violenza, autoritarismo, uniformità, omologazione…) sono destinate al fallimento, come nel caso della torre di Babele. È la logica che spinge verso l’unità nella diversità, mentre la prima logica può portare alla divisione e all’esclusione. Dobbiamo riporre fiducia nelle chiese sorelle (come in generale nel prossimo) fino al punto in cui non siano palesemente contro di noi.



[1] B. Maggioni, Il racconto di Marco, Cittadella ed., Assisi 1985, pag.140.

Per la riflessione:

-fede non basata sul miracolo;

-fede come riconoscimento di radicale insufficienza;

-benevolenza verso gli uomini;

-chi non è contro di noi è per noi;

-egoismo di gruppo;

-accogliere e valorizzare la diversità.


1 commento »

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