Miracolo della condivisione. Marco descrive ben due miracoli della moltiplicazione dei pani e dei pesci (6,35-46; 8,1-9), in termini peraltro molto simili. In entrambi i casi c’è una gran folla di 4-5000 persone, pronta probabilmente ad acclamarlo re, se avesse scelto la via del messianesimo politico. I commentatori hanno spesso ritenuto trattarsi dello stesso miracolo, ma Marco evidenzia un’importante differenza: in un caso si tratta di una folla giudaica, nell’altro di una folla pagana. Si sottolinea cioè che Gesù si rivolge a tutti, senza tener conto dell’appartenenza religiosa. È da ritenere comunque un miracolo importante, carico cioè di conseguenze per la vita degli uomini, in un contesto in cui il cibo rivestiva un’importanza centrale per la sopravvivenza umana. Oggi per noi che viviamo nell’opulenza, il problema del cibo potrebbe essere ritenuto superato. Piuttosto è diventato un problema l’eccesso di cibo, fonte di inquinamento e di malattie anche inguaribili. Ecco che per noi oggi potrebbe avere un significato totalmente nuovo: la condivisione con i poveri del terzo mondo potrebbe essere il nuovo miracolo per invertire la tendenza che ha trasformato in fonte di morte quel cibo che è sempre stato fonte di vita. Ma forse anche noi oggi siamo ciechi, come i discepoli che, dopo queste due moltiplicazioni, ancora si preoccupavano per la mancanza di cibo in barca con Gesù.
Itinerario educativo. Gesù non vuole utilizzare i miracoli per imporre un’adesione alla sua dottrina, vuole che le persone aderiscano liberamente, per convinzione, dopo aver compiuto un itinerario educativo che lui sapientemente ha preparato. Convertire con i miracoli è una delle tentazioni che Satana gli propone nel deserto e che Gesù rifiuta fermamente: la via di diventare re, di compromettersi col potere. È quello che si accinge a dimostrare nella seconda parte del vangelo, imboccando decisamente la via della croce. Vuole invece la nostra libertà, l’educazione perché i nostri occhi vedano e le nostre orecchie odano.
I farisei rappresentano un’altra forma di cecità: a differenza di quella ottusa dei discepoli, il loro formalismo nell’osservanza pedissequa delle norme tradizionali – ritenendo che queste possano esaurire il loro impegno religioso – nonché l’orgogliosa autosufficienza, comportano un rifiuto radicale e precostituito della novità evangelica. Gesù mette in guardia i suoi dal “lievito” dei farisei (8,15), attribuendo a questo termine il significato negativo che spesso ha nel linguaggio biblico: corruzione, malizia contagiosa, che si moltiplica tra la gente come il lievito nella pasta[1].
Come opera Gesù per portarci a vedere le verità nascoste? “Quello che ‘vediamo’ non è una questione di occhi, ma di cuore, e in primo luogo si tratta non di oggetti e di fatti, ma del significato e del senso di ciò che esiste. Un certo tipo di angoscia ci rende letteralmente ciechi a cogliere determinati significati, ed è soltanto quando siamo permeati da un atteggiamento di fiducia che le cose e le persone intorno a noi si svelano nella loro autentica ricchezza e bellezza. (..) Cosa farà una mamma al suo bambino malato? Lo prenderà in braccio, lo accarezzerà, gli soffierà o strofinerà con la saliva la parte dolorante, e intanto gli parlerà dolcemente: in altre parole rende più forte il contatto col bambino, lo rassicura con i suoi gesti comunicandogli di essere protetto e al sicuro e, mentre ogni dolore porta all’isolamento, la mamma mostra al bimbo che lui non è solo.”[2] Analogo è il comportamento di Gesù nella guarigione del cieco, in cui sono narrati alcuni dettagli significativi. Dopo averlo portato fuori dal villaggio, lontano da sguardi indiscreti, gli massaggia gli occhi con la saliva e lo guarisce in due riprese, dato che in un primo tempo vedeva solo confusamente. Se ci lasciamo toccare ripetutamente gli occhi da Gesù e dalla fede, anche noi potremo completare il percorso educativo che risanerà la nostra cecità.
[1] B. Maggioni, Il racconto di Marco, Cittadella, Assisi 1985, pagg. 115-118.
[2] E. Drewermann, Il Vangelo di Marco, immagini di redenzione, Queriniana, Brescia 1994, pagg. 190-193.
Per la riflessione:
-miracolo della condivisione;
-Gesù non tiene conto dell’appartenenza religiosa;
-condivisione con i poveri del terzo mondo;
-percorso educativo per risanare la cecità;
-cecità orgogliosa dei farisei.

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