Chi non accoglie il regno di Dio come un bambino, non vi entrerà (10,15): sono “le parole più meravigliose che il Nuovo Testamento ci abbia tramandato”[1]. Ma qual’è il vero significato? Più esplicita è forse l’affermazione precedente secondo la quale a chi è come loro appartiene il regno di Dio (10,14). Cosa c’è “di tanto esemplare nel bambino da spingere Gesù a collegarvi la condizione determinante per la salvezza”[2]? Si deve ricordare che poco sopra Gesù aveva indicato lo scandalo verso i piccoli come uno dei più gravi peccati (9,42). Sul piano psicologico “ben poche sono le cose che hanno un effetto più deleterio che scoraggiare un bambino, deluderlo, spaventarlo e umiliarlo. Un bambino può arrivare all’autonomia soltanto se cresce in un clima di accettazione e di sincera conferma, in cui venga favorita quanto più è possibile la sua disposizione al gioco, all’osservazione, alla riflessione, all’espressione, alla sperimentazione.”[3]
“Un bambino va amato semplicemente per il fatto che esiste; non ha ancora niente, non può ancora niente, nel suo mondo non contano le differenze legate al possesso ed alla prestazione. (..) E la fiducia e le pretese che ogni bambino ha verso la mamma e il babbo rappresentano esattamente l’atteggiamento che secondo Gesù noi adulti dovremmo vivere nei confronti di Dio: con la stessa fiducia incondizionata, con la stessa sfacciataggine naturale, con la stessa vitale imperturbabilità e mancanza di remore”[4]. Un esempio di fede semplice è riportato poco dopo con la guarigione del cieco Bartimeo (10,46-52). Egli presenta alcune importanti caratteristiche: 1) è un emarginato (siede ai margini della strada a mendicare); 2) riconosce la regalità di Gesù (chiamandolo figlio di Davide), ciò che fa ritenere che vada a fondo dei problemi, che colga l’essenza della fede; 3) chiede cose concrete (riavere la vista), senza elucubrazioni teoriche; 4) si mette alla sequela di Gesù. Questa è la fede che lo salva, la fede di un bambino.
L’inversione nei valori umani, che è forse il tratto più significativo della novità evangelica, trova riscontro anche in altri racconti della presente lettura, come la svalutazione delle ricchezze nella prospettiva della vita eterna, in occasione dell’incontro col giovane ricco, nonché sul problema dell’autorità e del potere, in risposta alla immatura richiesta di “carriera” dei discepoli Giacomo e Giovanni. Merita soffermarsi su questo aspetto, per le sue implicazioni sul problema ecumenico. Al giovane ricco Gesù aveva risposto: perchè mi chiami buono? Nessuno è buono se non Dio solo: “con tranquilla naturalezza respinge le prerogative divine, considerandole una presunzione. (..) Se in Gesù vi è qualcosa di divino, è proprio questa sua umanità, con la quale la sua persona viene determinata da Dio e si fa portare da lui, è proprio questa limpida genuinità, che non getta ombra tra la luce di Dio e la vista degli esseri umani. (..) Più di ogni altra forma di vita, è «da Dio» quella che rinuncia ad ogni pretesa di potere, affinché diventi efficace il più naturalmente possibile il potere che spetta a Dio nel cuore di una persona. (..) Veramente ‘grandi’ sono soltanto le persone utili agli altri. Ma esse non vogliono ‘regnare’ e rifiutano il ‘potere’. In realtà, a desiderare il potere non sono che le persone inutili, quelle di meno valore, ed è regolarmente un danno per tutti quando ci si sottomette loro.”[5] Certamente tra i maggiori ostacoli al dialogo ecumenico vi sono i poteri, ecclesiastici e non: l’esigenza di una riconciliazione ecumenica è più sentita dalla base che non dai vertici. Dovrebbe essere evidente per tutti l’urgenza di recuperare la fede infantile, l’umiltà e lo spirito di servizio, come ha insegnato Gesù.
[1] E. Drewermann, Il Vangelo di Marco, immagini di redenzione, Queriniana, Brescia 1994, pagg. 283-4.
[2] Ivi.
[3] Ivi, pag. 288.
[4] Ivi, pagg. 286-7.
[5] Ivi, pagg. 314-7.
Per la riflessione:
-accogliere il Regno come un bimbo;
-deleterio scoraggiare, deludere, spaventare, umiliare un bimbo;
-fiducia e pretese di ogni bimbo verso i genitori dovremmo averle verso Dio;
-fede di bimbo che salva Bartimeo;
-chi non è utile agli altri aspira al potere.

[…] della croce e destino di felicità 12. (9,14-50) Fede in Dio e fiducia negli uomini 13. (10,1-52) Autorità ai piccoli 14. (11,1-33) Il culto decaduto 15. (12,1-44) Totalità per il discepolo 16. (13,1-37) Vigilare, […]
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