Il capitolo 6°, oggetto del presente incontro, tratta argomenti piuttosto eterogenei e di difficile unificazione: Gesù rifiutato dai suoi compaesani, le linee della missione che affida ai suoi, la decapitazione di Giovanni, la moltiplicazione dei pani e dei pesci, Gesù che cammina sul mare. Ogni argomento meriterebbe un commento a parte. Possiamo concentrare l’attenzione su alcune caratteristiche della missione, segnalando, per gli altri racconti, quanto ad essa riferibile.
Essere mandati a due a due: già da queste parole possono essere tratti importanti insegnamenti. Essere mandati significa che non deve esserci al centro il proprio io, ma chi ha mandato, cioè Gesù: bisogna essere capaci di uscire dal proprio io. A due a due è contro l’individualismo, il male forse più pericoloso che la società, oggi globalizzata dall’economia, istilla capillarmente da ogni poro, tentando di farci dimenticare la natura essenzialmente comunitaria dell’uomo. L’individualismo infatti può allontanarci dai valori di fraternità, comunione, condivisione, solidarietà. È da sottolineare che operare a due a due è spesso più impegnativo che operare da soli, perché bisogna adattarsi alla mentalità e alla cultura dell’altro.
Povertà o meglio essenzialità: Gesù non rifiuta l’uso delle cose, non si sottopone a digiuni e penitenze come il Battista, ma finalizza tutto quello che fa a uno scopo superiore, ad un “oltre”, che supera pure gli sforzi di perfezionamento religioso dello stesso Giovanni: l’annuncio della novità dirompente che Dio ci ama.
Operosità: i discepoli sono mandati a predicare, ma anche a fare: guarire, scacciare i demoni, portare la pace e la giustizia. In questo contesto può essere interessante vedere nella moltiplicazione dei pani e dei pesci il miracolo della condivisione: se i beni della terra fossero condivisi in modo meno stridente di come lo sono attualmente, ci sarebbero risorse per tutti: non la fame per molti e l’eccesso dannoso per noi ricchi. Nulla di più attuale per noi del rimprovero di Gesù ai suoi di avere un “cuore indurito” e di non capire il significato del miracolo (6,52).
Fede. Tante volte sottolineata nel vangelo, come ad indicare la cosa principale per il discepolo, ritorna qui nel miracolo di Gesù che cammina sulle acque. Ad una interpretazione simbolica le acque rappresentano l’angoscia: il problema è come superare il mare della morte. Gesù vede il bisogno dei discepoli dal monte della preghiera e accorre a portare la soluzione: la fiducia di non essere abbandonati. “Il vero miracolo della nostra vita consiste in quell’incontro che, oltrepassando la finitudine, ci porta nell’infinito. Nel momento in cui Gesù sale sulla barca il ‘vento’ cessa e viene meno ogni confine tra l’al di qua e l’al di là, tra vita nel tempo e vita reale. Esiste soltanto questa unica forma di esistenza reale: nella verità e nell’amore.”
Profezia: questa caratteristica della missione è forse la più urgente sia per le chiese che per noi singoli. È forse la paura che ci spinge a cercare compromessi con potere, denaro, propaganda, diplomazia…: a fidarsi più dei mezzi umani che di Gesù. A non andare incontro, come il Battista e altri profeti, al martirio, senza deflettere dalla denuncia del male e l’indicazione delle vie per un mondo migliore. Facciamo come i compaesani di Gesù, che lo conoscono da bambino, poi falegname: come può una persona comune essere profeta o addirittura Dio? Come può celarsi lo splendore divino nel volto di un uomo comune? Forse a questa “intelligenza” ci vuole richiamare l’evangelista Marco: vedere il volto divino dietro ogni volto umano. È anche la premessa per ogni passo ecumenico o dialogico.
Per la riflessione:
-a due a due contro l’individualismo;
-superare il mare della morte;
-vedere il volto divino dietro ogni volto umano.

[…] c’è in noi 6. (4,1-34) Annunciare in parabole 7. (4,35-5,43) Crescere nella fede 8. (6,1-56) Quale missione? 9. (7,1-37) Rischiare nella fede 10. (8,1-26) Occhi per vedere oltre le apparenze 11. (8,27-9,13) […]
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