Gesù è stato anche un maestro di comunicazione. Il metodo che sembra prediligere, come risulta dalla lettura del cap. 4° del vangelo di Marco, è quello delle parabole: vi sono tre parabole unite dall’immagine comune del seme, attraverso cui viene illustrato un tema assai impegnativo: il Regno di Dio.
Le parabole, fatte per farsi capire anche dalla gente comune, sono narrazioni ricche di immagini, più che di concetti. Partono di solito dalla realtà più comune e frequente, che ai tempi di Gesù era certamente quella rurale – oggi per noi sarebbero più usuali altre immagini, come quelle che ci propina la tv, o quelle della realtà tecnologica da cui siamo circondati. Dovendo aprirci a scoprire qualche aspetto di una realtà che non riusciremo mai a dominare totalmente, dalle parabole dovremmo cercare di cogliere essenzialmente il messaggio centrale. Da questo punto di vista le parabole sono molto più semplici delle allegorie, nelle quali, oltre al messaggio centrale, ogni singolo tratto rimanda a un significato nascosto. Così il linguaggio delle parabole non è un traguardo riposante, ma costringe a pensare, coinvolge e inquieta. Pertanto le parabole sono aperte a diversa interpretazione e possono comportare persino una certa ambiguità: “lasciano trasparire il mistero di Dio a chi ha occhi penetranti e cuore pronto; rimangono invece oscure e ‘carnali’ per chi è distratto e ha cuore appesantito”.[1] Per comprendere davvero il significato delle parabole è quindi necessario essere coinvolti: intende solo “chi ha orecchie per intendere”, cioè si lascia coinvolgere nella sequela del Signore.
Il Regno di Dio. Nelle tre parabole del seme sembra importante tener distinto chi semina e il terreno che riceve il seme. Se si pone l’accento sul terreno nella parabola del seminatore si può cadere in un facile moralismo e sentirsi giudicati. Ma il significato più profondo è probabilmente da cogliere osservando chi semina, cioè l’abbondanza e la gratuità del seme gettato: il seminatore lo sparge ovunque, senza calcoli né riserve o preferenze. Il messaggio evangelico vuole anzitutto che ci accorgiamo di questa abbondanza e gratuità. In secondo luogo il seme cresce comunque, che si dorma o si vegli, di giorno o di notte, indipendentemente dalla volontà dell’uomo. In terzo luogo, nel paragonare il Regno di Dio al piccolissimo seme di senape, il Vangelo ci indica chiaramente la via della piccolezza e del nascondimento.
[1] Bruno Maggioni, Il racconto di Marco, Cittadella editrice, Assisi 1985, pag. 71.
Per la riflessione:
-perché il linguaggio delle parabole è inquietante?
-abbondanza e gratuità del seme;
-il seme cresce indipendentemente dall’uomo;
-la via della piccolezza e del nascondimento;

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