Brianzecum

agosto 16, 2008

MULTICULTURALITÀ: QUALI CAMBIAMENTI?

DAGLI ATTEGGIAMENTI VISCERALI A QUELLI INCONSCI

Tre modelli di integrazione sono stati indicati dagli studiosi nel caso di flussi immigratori:

  • il primo è quello del melting pot, ovvero della zuppiera, nella quale i diversi ingredienti, cuocendo a lungo, si fondono e si confondono: vi è forte integrazione, però si perdono le identità originarie;
  • il secondo è quello dell’insalatiera, nella quale permangono i gusti e le identità d’origine, ma l’integrazione è carente;
  • infine si indica il modello del mosaico, in cui le diverse identità originarie vengono inserite in un progetto complessivo finalizzato alla loro valorizzarle. Quest’ultimo può essere considerato il modello preferibile, che unisce i vantaggi dei due precedenti, valorizzando la diversità.

Nella realtà i modelli teorici facilmente si sovrappongono e raramente vengono deliberatamente perseguiti dai pubblici poteri. È difficile persino misurare fino a che punto si riesce a realizzare una feconda multiculturalità, o invece si resta in una pluralità di monoculturalismi giustapposti o addirittura contrapposti. Sta di fatto che in Italia la multiculturalità ci è cascata addosso quasi all’improvviso. Si sono infatti invertiti i flussi migratori, così che da paese di emigrazione ci siamo trovati – spesso impreparati – di fronte ai problemi dell’immigrazione e della società multiculturale.

Valorizzare la diversità.  Si pone ad es. il problema di cosa cambiare negli atteggiamenti e nelle strutture. Le nostre scuole, ma anche i tribunali e altri uffici pubblici hanno il crocefisso, mentre una saggia regola di laicità vuole che si evitino i segni che impediscano a qualcuno di “sentirsi a casa propria”, perché non crede o crede in altre fedi. I luoghi pubblici infatti devono essere percepiti come casa comune, dove chiunque si senta a proprio agio. Ma forse più importante ancora è modificare gli atteggiamenti nei confronti degli immigrati. Gli italiani sono spesso polarizzati tra atteggiamenti di generosa accoglienza e di viscerale rifiuto xenofobo – che trascura ad es. i vantaggi dell’immigrazione per le aziende o le famiglie con persone bisognose di assistenza. Forse l’atteggiamento più ragionevole sarebbe di chiedersi in qual modo possiamo avvantaggiarci, anche sul piano culturale, dalla diversità degli immigrati; vedere in loro un potenziale valore aggiunto per la nostra stessa identità. Così potrebbero essere innescati “circoli virtuosi” per agevolare il passaggio verso il modello del mosaico.

Una base comune è necessaria perché la società sia coesa, ma la sua ricerca costituisce forse il problema più difficile. Quanto più la società è multiculturale e diversificata, tanto più la base comune si assottiglia. Non può che essere laica per la società civile questa base comune, ma deve fare riferimento ai valori. E i valori vanno in prevalenza attinti dalle religioni. Negli Stati Uniti ad es. la conoscenza e l’accettazione della costituzione è la condizione richiesta agli immigrati per ottenere la cittadinanza; la costituzione americana si configura quasi come una religione civile, in quanto fa riferimento a Dio (sia pure in termini non confessionali). La nostra costituzione è un altro esempio di sintesi tra valori provenienti dalla tradizione cattolica e da quella laica. Ma le costituzioni sono documenti freddi, difficilmente “riscaldano i cuori”, come è necessario, anche a livello civile, per ottenere una partecipazione attiva, una autentica integrazione. Pregevoli a questo proposito sono gli sforzi – in particolare di Hans Kung – di trovare una base etica comune tra le diverse religioni mondiali.

Un’etica naturale,  la ricerca cioè di quanto dei precetti religiosi è già inscritto per natura nella coscienza di ogni persona che viene al mondo, ha costituito un altro importante campo di ricerca di una base comune su cui si potrebbe far leva nel problema della multiculturalità: una ricerca che risale al periodo medievale, non solo nella tradizione cristiana, ma anche in quella islamica. Mentre però nella prima hanno prevalso le tendenze razionaliste e tomiste che accettavano l’esistenza di questi valori naturali, affidando alla gerarchia cattolica l’impegno di definirli, nell’Islam è prevalsa una tendenza diversa, che decretava la priorità della rivelazione coranica su ogni dato naturale. È per questo che alcune nazioni (specie islamiche) non si sono riconosciute nella Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo del 1948, vedendone un’emanazione dell’occidente cristiano, e hanno sottoscritto più tardi una dichiarazione alternativa.

Placare l’angoscia. Le religioni potrebbero essere il fattore più di ogni altro in grado di “scaldare i cuori” e favorire l’integrazione. Ma a condizione di sottoporsi ad una drastica cura di aggiornamento e di essenzialità. Nei confronti delle religioni si levano spesso pareri contrastanti: chi le accusa di essere fattore di divisione, di guerra, di fanatismo; chi invece ne vede gli aspetti positivi, soprattutto a livello personale. Il teologo e psicoterapeuta Eugen Drewermann ne vede addirittura l’unica possibilità di salvezza per l’umanità. Solo la religione, non l’etica e tanto meno la politica – questa una sua argomentazione[1] – è in grado di placare l’angoscia in cui tutti tendiamo a cadere. È l’angoscia che spinge al riarmo o alla crescita indefinita, che sta quindi all’origine profonda delle guerre, nonché del baratro consumistico ed ecologico verso cui si sta avvicinando l’umanità. Le religioni, in particolare il cristianesimo, hanno perso gran parte della loro capacità di incidere perché hanno sviluppato una sola dimensione della psiche umana: quella che la psicologia del profondo individua come maschile: razionalità, volontà, potere; in breve: avere e fare. Ma nella “verità” dell’uomo sono importanti anche gli aspetti femminili: sentimento, sogno, bellezza, arte, mistica, inconscio; in una parola: essere. Forse perché si è aperto su alcuni di questi aspetti, papa Woytjla, con i suoi gesti – anche se non razionalmente o teologicamente fondati (si pensi al foglietto infilato nel muro del pianto a Gerusalemme) – ha saputo scaldare i cuori più di altri.

In definitiva, per realizzare la reciproca fecondazione tra le diverse identità in una società multiculturale sembra davvero indispensabile uscire dai freddi schemi razionalisti e maschilisti in cui sono avviluppate culture e religioni del ricco occidente. È urgente volgere lo sguardo al di fuori della nostra opulenza e guardarne gli effetti concreti: dannosa obesità per alcuni, fame per altri; guerre sanguinose, specie per i poveri, al fine di non intaccare il livello di vita dei ricchi; un liberismo selvaggio, alimentato dalla pretesa di “aumentare la torta al fine di poterla dividere”, mentre, al contrario, vengono arricchiti i pochi già ricchi e allargata precarietà e penuria altrove – con ulteriore spinta alla emigrazione dalla miseria. La lotta contro i grandi mali dell’umanità: guerra, ingiustizia, distruzione dell’ambiente, dovrebbe costituire una valida base comune per il rilancio di una nuova spiritualità delle religioni. Un’altra via da battere potrebbe essere l’utilizzo sapiente degli aspetti inconsci della psiche umana – che ormai hanno una solida base scientifica. Con l’inconscio si possono spiegare comportamenti diversi dai nostri, dato che alla base c’è l’interiorizzazione di altre esperienze rispetto alle nostre. Se i predecessori di mezzo millennio fa lo avessero avuto presente questa considerazione, probabilmente non ci sarebbero state le lacerazioni conseguenti alla Riforma[2]. Della quale peraltro si sta oggi rivelando persino l’inconsistenza teologica (ad es. sulla giustificazione per fede). L’inconscio pertanto è un fattore di tolleranza e di comprensione degli altri: su esso e sulle altre “verità” dell’uomo che le scienze moderne ci offrono, è opportuno confrontarsi. Sono queste alcune vie per poter dare quel contributo decisivo alla salvezza dell’umanità che oggi viene richiesto con urgenza alle religioni e a tutti noi.


[1] Cfr ad es.: E. Drewermann, Guerra e cristianesimo, la spirale dell’angoscia, ed. Raetia, Bolzano 1999, pag. 176.

[2] E. Drewermann, cit. pag. 186.

Per riflettere:

-tre modelli di integrazione;

-il modello del mosaico valorizza le diversità;

-italiani impreparati alla multiculturalità;

-è necessaria la laicità per rispettare gli altri;

-quali vantaggi culturali trarre dalla diversità degli immigrati;

-ricerca di una base comune;

-base che si assottiglia con l’aumento della diversità;

-attingere valori dalle religioni;

-sforzi per ricercare un’etica naturale;

-priorità della rivelazione coranica sulla natura;

-le religioni possono placare l’angoscia, fonte di guerra;

-ma hanno trascurato gli aspetti femminili della psiche;

-richiedono aggiornamento ed essenzialità.

2 commenti »

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