Brianzecum

agosto 12, 2008

STRATEGIA LOCALISTA CONTRO LA MERCIFICAZIONE DELLA VITA*

Oggi i climatologi non dispongono ancora di modelli di simulazione della realtà mondiale che consentano di valutare con grande precisione l’andamento della temperatura del globo e gli effetti conseguenti sulla vita. È accertato però che se l’aumento dovesse superare i 4-5° la vita sulla terra scomparirebbe nel giro di due decenni. Secondo i 3.500 esperti che lavorano attorno all’IPCC (International Panel on Climatic Change), un obbiettivo ragionevole e necessario é quello di contenerlo al di sotto dei 2°. A questo fine bisogna ridurre del 50% (media mondiale) le emissioni di CO2 entro il 2050 rispetto al 1990. Se si pensa che attualmente si sta contrattando tra i paesi più accorti una riduzione di appena il 20%, che il massimo inquinatore del mondo, gli Stati Uniti, rifiuta di prendere qualsiasi impegno (perché “the american way of life is not negotiable” come hanno ripetuto da anni Bush padre e figlio) e che in paesi grandi come la Cina e l’India stanno esplodendo i consumi energetici, si comprende quale sia il compito immane che dovrà affrontare l’umanità se vuole sopravvivere.

Fare sistema. Indagare sulle cause dell’aumento del CO2 nell’atmosfera equivale a mettere in discussione il modello di vita e di sviluppo dell’umanità e soprattutto le filosofie – spesso nascoste – da cui è animato, ad es. la mercificazione della vita, l’identificazione tra qualità e quantità del consumo. Richiede quindi cambiamenti radicali, profondi e urgenti. La risposta dei potenti a chi esprime esigenze di cambiamento di solito è la seguente: comincia a cambiare tu; sanno benissimo che in tal modo nulla cambierà (per loro). Se anche tutti noi mettessimo pannelli solari sul tetto, il risparmio energetico sarebbe un’inezia rispetto a quanto consuma un aereo militare o alle cifre enormi (quasi 1500 miliardi di $ all’anno) che si spendono nel mondo per fare o preparare guerre. Maggiori possibilità di incidere si avrebbero se, anziché iniziative di persone isolate, ci si muovesse in gruppo ed a livello collettivo: l’adozione, ad es., di energie rinnovabili per interi quartieri o Comuni. Ciò che è importante è fare sistema: questo dovrebbe essere recepito soprattutto in Italia, dove non mancano operatori geniali ai vari livelli (artigiani, imprenditori, docenti..), che però di solito sono incapaci di operare in coordinamento con gli altri. Oggi diventa sempre più necessaria questa capacità di operare “in rete”, assieme ad altri per poter incidere e cambiare le cose. Per quanto riguarda il nostro tema, è a livello locale che risulta più facile mostrare come la mercificazione della vita comporta l’esproprio dei beni pubblici e la riduzione della qualità della vita. Il bene comune del proprio territorio è più facilmente percepibile di quello di ambiti maggiori. Il che spiega perché l’opinione pubblica é più facilmente incline a mobilitarsi contro la mercificazione dell’acqua comunale, la privatizzazione degli ospedali locali o il dissesto ambientale sul proprio territorio anziché lottare contro gli stessi eventi a livello europeo; sul quale peraltro é di solito meno informata. Il livello locale può essere il cavallo di Troia per avvicinarsi al livello globale, per salvare il pianeta.

Una nuova narrazione del mondo e della vita è certamente la prima azione da intraprendere. La narrazione oggi dominante della globalizzazione liberista e individualistica si fonda su una mistificazione totale e sistematica di quel che sta avvenendo nel mondo. Equipara la concorrenza economica alla lotta “naturale” per la sopravvivenza degli animali predatori. Capitale, mercato e impresa è il nuovo dio trinitario che salverà il mondo attraverso liberalizzazioni, deregolamentazioni, privatizzazioni. Ha fatto accettare l’idea che non vi siano più le condizioni per assicurare il diritto alla vita a tutti. La logica del profitto è quella di allargare sempre più l’area delle risorse da sfruttare. Non solo i beni comuni, ma anche il lavoro umano diventano merce, proprietà del capitale privato e, quindi, un costo da ridurre il più possibile o addirittura da eliminare. Così sono sempre più frequenti fabbriche automatizzate senza personale, treni senza guidatori, scuole senza insegnanti e così via. Il valore di un lavoratore, quale che siano le sue funzioni, manuali o direzionali, dipende dal suo contributo alla creazione di valore per il capitale finanziario. Bassa creazione, basso valore; creazione inferiore ad un altro lavoratore, biglietto per la disoccupazione.

Quattro patti. Per capovolgere questo sistema, inefficiente ed iniquo, si deve operare in vista della realizzazione di quattro patti fondamentali a livello globale: patto per la vita, patto per la Terra, patto per la democrazia e patto per l’alterità. La vita è un valore supremo da garantire non solo a tutti gli esseri umani, ma anche a tutte le specie viventi. Per quanto riguarda il patto per la Terra, la priorità deve essere data alle politiche di cura, salvaguardia, risparmio e valorizzazione giusta delle risorse del pianeta, tenendo presenti anche le esigenze delle generazioni future. In realtà, le politiche e le pratiche ecologiche – si pensi a ciò che significa concretamente e quotidianamente il tanto proclamato “sviluppo durevole”, che di durevole ha soprattutto la retorica – restano ancora oggi prevalentemente antropocentriche. Non sono pensate in funzione del diritto alla vita di ogni vivente. Ora, la terra può vivere anche senza l’uomo, ma non viceversa. É urgente modificare radicalmente i sistemi di produzione agricola, riorientando l’agricoltura verso la soddisfazione dei bisogni locali e non per la produzione competitiva di prodotti per l’esportazione: sia per evitare assurdi costi di trasporto, sia per sollecitare il controllo dei consumatori su quello che mangiano. L’impronta ambientale dell’agricoltura attuale é insostenibile da tutti i punti di vista. Riguardo il patto per la democrazia é evidente che non si può far morire la democrazia rappresentativa lasciando il reale potere politico alla potenza dei soggetti forti dell’economia finanziaria multinazionale. La democrazia rappresentativa deve essere rivalutata e rigenerata promuovendo al tempo stesso forme effettive di democrazia partecipativa e diretta. Siamo ben lontani, oggi, da una reale partecipazione dei cittadini agli affari collettivi. Infine, il patto per l’alterità parte dal principio fondamentale che senza l’altro non posso esistere, non posso definire me stesso. L’esistenza dell’altro é condizione indispensabile per la mia propria esistenza e benessere. Non “si cresce” contro l’altro, in rivalità con l’altro, ma in cooperazione e solidarietà (corresponsablità) con l’altro. L’individualismo egoistico competitivo è una piaga del nostro modello di sviluppo da combattere con ogni mezzo.

*Dalla relazione del prof. Riccardo Petrella alla 39a sessione della Scuola di pace nazionale Ofs Minori, tenutasi a Roma il 27 aprile 2008, sul tema generale “Creato, finanza e beni comuni, Bene comune e rischio di mercificazione globale”.

Bibliografia: R. Petrella, Una nuova narrazione del mondo, EMI, Bologna 2007.

3 commenti »

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