DALLA CONCEZIONE ARCAICA A QUELLA MODERNA
“Alla natura si comanda soltanto obbedendole.” Questa affermazione di Bacone può essere verificata da chiunque abbia a che fare con agricoltura, biologia, salute e altre attività che riguardino la natura. Invece oggi è più frequente per tutti noi assistere ad episodi di vera e propria violenza contro la natura: in campo urbanistico, ma anche biologico, agricolo, forestale ecc. Cosa si può intendere per violenza? Letteralmente vuol dire alterare con la forza le intenzioni o le finalità dell’essere violentato. E implicito anche un atteggiamento soggettivo: chi esercita violenza non riconosce l’essere violentato come titolare di diritti ma, viceversa, pone se stesso come detentore di potere sull’altro, come misura, in certo senso, del diritto altrui. Esercitare violenza sulla natura vuol dire, oltre a negarle valori e finalità, non riconoscerla come essere che vive, che, anzi, è la fonte di ogni forma di vita. Chi opera in campo scientifico è portato ad avere un’idea vaga o addirittura inesistente di natura, ma per la gente comune ha un significato ben preciso, che ha accompagnato l’uomo fin dalle sue origini. Possiamo individuare tre concezioni principali, sviluppatesi nel corso dei secoli e in parte tuttora coesistenti.
Concezione arcaica. I primitivi non operarono sempre una netta distinzione tra la divinità e la natura. Percepirono in quest’ultima una forza originaria che genera, e non può pertanto che essere viva. Pur esprimendo presto la volontà di comprenderla e anche di dominarla, non le negarono la riverenza e il timore. Quindi la natura fu essenzialmente concepita come animata, tanto che furono operate innumerevoli personificazioni o deificazioni delle forze naturali, nel quadro di un ricco linguaggio simbolico. Alcuni aspetti di questa concezione mitica e animistica della natura permangono ancora oggi. Basti pensare ai fiumi sacri dell’oriente, all’albero natalizio, al lavacro battesimale; o, ancora, alle disparate proposte che oggi vengono avanzate specie nei confronti degli animali, di cui talvolta si negano differenze rispetto agli uomini. Altri sostengono che bisogna seguire in tutto la natura, considerata sempre positivamente, una sorta di paradiso terrestre.
Concezione biblica. Come altre religioni trascendenti, il messaggio biblico operò anzitutto una netta separazione tra la natura e Dio, il creato e il creatore. La natura creata, nella Bibbia, viene inoltre affidata da Dio all’uomo perché la domini e la custodisca. Viene pertanto assegnato un posto centrale all’uomo, che diventa, in certo senso, il fine della natura. Va sottolineato tuttavia che, secondo una corretta interpretazione del messaggio biblico, la natura viene affidata all’uomo non perché quest’ultimo la sfrutti arbitrariamente per fini egoistici, ma perché la destini al bisogno di tutti gli uomini, e in particolare di quelli poveri[1]. Se ciò è vero, si comprende di quanto se ne sia allontanato l’uomo moderno, con il suo vorace sfruttamento della natura, senza esitare a distruggere risorse naturali che dovrebbero servire ad altre persone o alle generazioni future. Tuttavia non è infondata l’opinione che la visione biblica, con la sdivinizzazione della natura e la sua finalizzazione all’uomo, abbia costituito una premessa per lo sviluppo occidentale (registratosi in gran parte in paesi con religioni bibliche). Va infine sottolineato che nella visione biblica la natura non è un oggetto amorfo e privo di significato. Dio, in ciascuna delle tappe della creazione (i giorni della genesi), la definiva “buona” e questa bontà ha il significato di perfezione intrinseca, di ordine, di bellezza e di finalizzazione[2].
Concezione moderna. Agli albori della rivoluzione scientifica fu ripresa la dottrina fisica degli antichi atomisti epicurei: avevano avanzato una visione disincantata della natura, togliendovi l’intervento divino. L’avevano ridotta a un movimento di atomi, dal quale l’uomo non ha più nulla da temere né da sperare; deve soltanto cercare la propria felicità nella serenità dell’animo e nelle gioie dell’amicizia: con “sovrana indifferenza” di fronte alla natura. L’era moderna riprese questa concezione atomistica della natura, operandovi però un profondo cambiamento nella finalità. Invece della sovrana indifferenza fu proposto un interesse attivo: conoscere la natura per poterla dominare. Analogamente si negò ogni valore attribuibile alla natura per essere stata creata “buona” ed evocare la perfezione del Creatore. Ecco aperta la via per la progressiva riduzione della natura fino a considerarla un puro oggetto, nelle mani dell’unico soggetto: l’uomo; un oggetto che non esprime intenzioni, valori, finalità, ma che deve esclusivamente servire per gli interessi dell’uomo. In questo contesto oggi può apparire persino inusuale parlare di violenza verso la natura.
L’esplodere del problema ecologico spinge oggi a rivedere la nozione di natura che ci è più comune, quella moderna. Va riconosciuta alla natura un suo valore intrinseco, una sua soggettività; vanno evitate in tutti i modi le violenze contro la natura, quasi sempre dovute a miopi speculazioni o alla ricerca sfrenata del profitto. Certo non va dimenticato che la natura oltre ad essere madre, è anche matrigna: non esita a distruggere e uccidere con le calamità naturali e con le leggi inesorabili dei limiti alla vita. Ma quel “buono” pronunciato dal Dio biblico invita a ricercare maggiormente quello che c’è di positivo nella natura, così come, in certa misura, di “lasciar fare” alla natura, di affidarsi a lei. La positività della natura è stata accentuata, di recente, dalla scoperta delle capacità intrinseche della materia di evolvere, con il passaggio a molecole e forme di vita sempre più complesse. Così la natura può acquisire un valore normativo che esula dal campo biologico per arrivare anche a quello filosofico e spirituale.
[1]A. Rizzi, “Oikos”, la teologia di fronte al problema ecologico, in: “Rassegna di teologia” n.1 1989, pp30ss.
[2] Ivi, p 29.
Per riflettere:
-obbedire o comandare alla natura?
-concezione arcaica di una natura mitica, animistica, sacrale;
-finalizzazione all’uomo e divinizzazione nella concezione biblica;
-visione disincantata, conoscere per dominare nell’idea moderna;

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