Brianzecum

agosto 9, 2008

COLONIZZAZIONE DELLA TERRA

UN’IDEOLOGIA CHE NON NE RICONOSCE I VALORI SOCIALI E AMBIENTALI

Il Far West è sinonimo di grandi spazi liberi, abbondanza di risorse naturali a disposizione di chiunque voglia “metterle a frutto”. Evoca pure una scarsità di regole cui doversi sottoporre. La mentalità del Far West è diventata una sorta di ideologia nascosta nel nostro atteggiamento occidentale, qualcosa di cui non ci rendiamo conto, ma che risulta con certezza se ben riflettiamo. Si pensi ad es. alla vicenda delle colonie, con cui le potenze europee vedevano nei territori oltremare spazi disponibili per il loro interesse. Si pensi, ancora oggi, alla distruzione del patrimonio forestale, anche nel nostro stesso paese, causa vera della carenza di acqua nel caso di siccità e dei disastri idro-geologici nel caso di forti intemperie. Nei paesi del terzo mondo la folle distruzione delle foreste tropicali, che continua ad avanzare quasi ovunque, magari col pretesto dall’urgenza della fame, è un altro esempio dell’operare di questa inarrestabile ideologia, che ormai ha contaminato tutto il globo.

Il profitto,  più che la fame, è di solito il vero motore dello sfruttamento della terra, in particolare il profitto delle potenti multinazionali e di coloro che le controllano. Basti ricordare l’esempio di quanto è avvenuto in India. È un paese ricco di bauxite (il minerale da cui, con l’impiego di molta energia, si ricava l’alluminio), ma i giacimenti sono spesso in territori abitati da popoli tribali. Per sfruttare i giacimenti e produrre alluminio, è necessario scacciarli dalle loro terre, sia perché di solito sono preferibili le miniere a cielo aperto, sia per potere costruire dighe e bacini per produrre energia elettrica. L’ambiente viene pure compromesso dagli inquinamenti che derivano da queste produzioni e per l’alterazione dei corsi d’acqua. Anche quando si è seguita la formula “soldi in cambio di terra”, le molte migliaia di tribali sradicati dalle loro terre oggi soffrono spesso di situazioni di fame cronica, perché non in grado di adattarsi a condizioni ambientali mutate. Sono loro che pagano il costo di produzioni solitamente vendute ai paesi ricchi, i quali possono così evitarne i danni ambientali.

I costi sociali e ambientali dello sviluppo sono quindi pagati dai poveri, specie del terzo mondo; analoghe a quelle indicate sono le vie attraverso cui si producono i “profughi dello sviluppo”, si incrementano le file degli urbanizzati e degli immigrati, si alimentano i fenomeni deprecabili della prostituzione, delinquenza… Questi possono essere considerati veri e propri sottoprodotti dello sviluppo, conseguenza del nostro benessere! Per valutare appieno i danni che si provocano, si deve anche ricordare che molti popoli tribali hanno con la terra un rapporto ben più stretto del nostro: considerano la terra come madre, talvolta si sentono indissolubilmente legati con essa e la considerano inalienabile. Quando, come conseguenza della ideologia occidentale, diventa oggetto di compra-vendita, cioè merce, anche loro si sentono merce. Del resto è un fatto storico ben noto che, nell’era coloniale, nel pieno dell’ideologia del Far West, è diventata comune la compra-vendita degli schiavi.

Purtroppo questa ideologia è da ritenere ancora presente ai nostri giorni; anzi, il vento liberista pretende di togliere regole e vincoli all’azione degli operatori economici, vede con favore l’avanzare della privatizzazione e della monetarizzazione di certe terre, di altre risorse naturali e persino di servizi, che dovrebbero essere a disposizione gratuitamente per tutti: si pensi agli usi civici su pascoli o boschi, che nel passato restavano a disposizione dei poveri, mentre oggi si cerca di liquidare al più presto perché di intralcio al commercio; si pensi all’acqua, dovunque di importanza fondamentale, il cui accesso dovrebbe essere garantito gratuitamente per tutti, specie nei paesi poveri; si pensi a certe conoscenze molto utili per tutti, che sempre più spesso vengono privatizzate e diventano accessibili solo a pagamento.

Nella visione biblica la terra appartiene a Dio: “perché la terra è mia e voi siete presso di me come forestieri e inquilini” (Levitico 25,23). Le norme giubilari prevedevano, al massimo ogni 50 anni, la restituzione ai proprietari originari delle terre acquisite, in modo che a nessun povero possa mancare ciò che è indispensabile per la sua sopravvivenza. Pertanto la terra non dovrebbe essere privatizzabile indefinitamente e senza vincoli pubblici. Noi invece facciamo della terra oggetto di avidità, di sfruttamento, quando non di guerra… Forse dovremmo ancora riuscire a scorgere il messaggio della saggezza biblica che ci invita al rispetto della terra nei suoi primari valori sociali e ambientali.

Per riflettere:

-c’è un’ideologia del Far West nascosta nella cultura occidentale?

-il profitto più della fame spinge a sfruttare la terra;

-si sottrae la terra ai contadini anche per miniere e dighe;

-costi sociali e ambientali dello sviluppo;

-profughi dello sviluppo;

-l’idea di terra come madre;

-usi civici su pascoli o boschi;

-per la Bibbia la terra deve tornare ai proprietari originari ogni 50 anni.


1 commento »

  1. […] contro la mercificazione della vita Violentare o imitare la natura? Colonizzazione del tempo Colonizzazione della terra Fine delle ideologie? Salute dell’uomo e salute del pianeta Funzione strategica di cibo e foreste […]

    Pingback di ELENCO COMPLETO DEL MATERIALE DEL SITO « Brianzecum — ottobre 5, 2010 @ 2:32 PM


RSS feed for comments on this post. TrackBack URI

Lascia un commento

Blog su WordPress.com.